Filosofia Marziale

L’Arte Marziale non è soltanto un metodo di autodifesa basato sull'uso di pugni, calci, leve e proiezioni, ma implica uno stile di vita volto alla conoscenza del proprio io.

Nella pratica esistono principi importanti volti allo sviluppo della forza fisica e mentale e ogni allievo riesce a conquistare sicurezza, benessere fisico e psichico, capacità di concentrazione e calma interiore. L'allievo che ne rimane coinvolto, sarà sicuramente persona più disponibile e aperta ai contatti umani perché maggiormente consapevole della propria forza. Dal punto di vista pratico questa conoscenza approfondita di se stessi, si estrinseca attraverso un duro allenamento fisico, dove ogni praticante deve cercare in se stesso la forza del miglioramento fisico e mentale. Qualunque manager oggi è chiamato a livelli di stress molto alti ed è quasi sempre il responsabile positivo e negativo delle performances della propria squadra. Esercitarsi con l’ausilio di una filosofia “marziale” rende più semplice l’affermazione della propria leadership. Un manager che vive il proprio team con una provata consapevolezza di sé, diventa leader più rapidamente e incide maggiormente nello sviluppo dei propri collaboratori. Questo risultato si ottiene solo attraverso un continuo allenamento sul campo, utilizzando una metodologia efficace e monitorata giorno per giorno, come in qualunque sport agonistico.
Ciò che spesso non si conosce della vera arte marziale:

«La pratica di un'arte richiede disciplina. Non sarò mai capace di fare nulla se non lo faccio con disciplina. Che la concentrazione sia una condizione necessaria per la padronanza di un'arte è difficile provarlo. Chiunque abbia provato a imparare un'arte lo sa. Chiunque abbia mai provato un'arte, sa che la pazienza è necessaria, se si vuole arrivare. Se si vogliono raggiungere rapidi risultati non s'imparerà mai un'arte. Di conseguenza, una condizione per imparare qualunque arte è un supremo interesse per la padronanza di questa arte. Se l'arte non è qualcosa di suprerma importanza, l'apprendista non imparerà mai. Resterà, nella migliore delle ipotesi, un buon dilettante, ma non diventerà mai un Maestro.» [Erich Fromm - L'arte d'amare, 1956]